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di Roberta Turiello
"In a brave new world"
post pubblicato in Attualità, il 28 novembre 2011
           

IL MONDO NUOVO

"Ehi, dico" esclamò Helmholtz premuroso "mi sembrate sofferente, John!"
"Avete mangiato qualcosa che v'ha fatto male?" indagò Bernardo.
Il Selvaggio fece cenno di sì. "Ho mangiato la civiltà"
"Cosa?"
"Mi ha avvelenato"

 

Autore: Aldous Huxley

Anno pubblicazione: 1932

 

E’ ambientato un immaginario stato del futuro, in cui tutte le utopie di oggi sono realtà effettiva: non vi sono guerre, le malattie sono solo un lontano ricordo, non si invecchia, non si soffre, non si fatica, tutto è felicità e progresso. Il piacere è a portata di mano: “un grammo di soma e tutto passa”. Ogni cosa è pianificata in virtù di un produttivismo esagerato, in nome del quale tutto è sacrificabile, anche la propria individualità e libertà, dando così vita a un sistema in cui “ognuno appartiene a tutti gli altri”, anche sessualmente.

Ogni persona, fatta nascere in provetta dalla mano di ingegneri genetici, vive per essere un ingranaggio di una società che è vista come un’enorme fabbrica, in cui la parola d’ordine è “produrre!” e tutti obbediscono al motto “è meglio buttar via che aggiustare, più sono i rammendi e minore è il benessere”.

In cambio di questo benessere, tutti sono costretti a rinunciare ad ogni emozione o sentimento. In questo nuovo mondo dove non esistono l’amore e la famiglia, Shakespeare è stato completamente cancellato e con esso ogni singola parola d’amore e le più semplici parole “mamma” e “papà”.

 

Il nostro buon vecchio mondo, secondo Huxley, è in corsa (e anche più velocemente del previsto), verso questo mirabile nuovo mondo: “ventisette anni più tardi, io son molto meno ottimista di quel che non fossi quando scrivevo Il mondo nuovo. Le mie profezie del 1931 si avverano assai più presto di quel che pensassi […] Questi progressi ammirevoli, stupendi, si scontano. Anzi, già li stiamo scontando, come la lavatrice elettrica comprata l’anno scorso, e le rate sono sempre più gravose. Storici, sociologi, psicologi hanno scritto molto, e con molto impegno, sul prezzo che l’uomo d’Occidente ha pagato e sta pagando per il progresso tecnologico. Affermano, per esempio, che difficilmente può sperarsi che fiorisca la democrazia nelle società in cui il potere economico si concentra e si centralizza sempre di più” [Ritorno al mondo nuovo].

 

Mi chiedo cosa direbbe Huxley se gli fosse concesso trascorrere una giornata in questo mondo. Cosa direbbe passeggiando tra le strade di una grande città dove si possono constatare gli effetti della globalizzazione? Rimarrebbe stupito di fronte una società capitalistica più che mai? E cosa direbbe, infine, nel vedere questi giovani che, chiusi i libri, si concedono al piacere delle droghe e del sesso così facilmente e superficialmente? Forse direbbe un semplice e canzonatorio “ve lo avevo detto io!” o forse userebbe le stesse parole con cui concluse Ritorno al mondo nuovo:

 

Per adesso qualche libertà resta ancora nel mondo. Molti giovani, è vero, sembrano non darle valore. Ma alcuni di noi credono che senza libertà le creature umane non saranno mai pienamente umane e che pertanto la libertà è un valore supremo. Può darsi che le forze opposte alla libertà siano troppo possenti e che non si potrà resistere a lungo. Ma è pur sempre nostro dovere fare il possibile per resistere

 

Fatto sta che la macchina del tempo è ancora un’invenzione lontana e non potremo sapere l’opinione del profetico Aldous Huxley, il che ha un qualcosa di consolatorio: non tutte le utopie sono state raggiunte, forse il nostro non è ancora un Nuovo Mondo, forse possiamo ancora salvarci.

"Con donne simili una nazione non può morire"
post pubblicato in Attualità, il 28 novembre 2011
           

Nei libri di storia, scritti dagli uomini per gli uomini, non c’è spazio per le tante, determinate e determinanti donne del Risorgimento italiano che, abbandonati i salotti e tagliati i capelli, scesero in campo nella lotta per la libertà e l’indipendenza del popolo italiano.

 

Ingegnose e decise, non rimasero dietro le quinte: organizzarono riunioni segrete con i patrioti nelle proprie case, scesero in piazza durante le Cinque giornate di Milano e qualcuna, vestita da uomo, riuscì ad unirsi ai Mille garibaldini.

 

E’ questo il caso di Tonina Marinello che “era bella, era bionda, era piccina ma aveva cuor da leone e da soldato”. Nascosti i riccioli biondi e con vestiti da uomo, si arruolò insieme al marito nell’esercito garibaldino, entrando a far parte del terzo reggimento della Brigata Sacchi e diventando caporale, “e se non fosse che era nata donna, poserebbe sul funereo letto colla medaglia del valor sul petto*”.

 

Colomba Antonietti non fu da meno. Indossati gli abiti da bersagliere, si arruolò insieme al marito Luigi Porzi e “non potendo lasciare solo il marito esposto al pericolo volle ad ogni costo parteciparlo ed in cotesta vita ella aveva durato due anni, che lo sposo suo accompagnò in tutte le guerre d’Italia, e a Velletri fu vista, precorrendo, incorare i soldati: in quel giorno la supplicarono di là si rimovesse, ed ella sorridendo: ma se ci lascio il marito morirei di affanno!**”. Colomba trovò la morte nel quartiere Porta S. Pacrazio di Roma, sotto l’attacco delle truppe francesi.  Lo stesso Garibaldi rivolge un pensiero alla valorosa combattente nelle sue Memorie: “la palla di cannone era andata a battere contro il muro e ricacciata indietro aveva spezzato le reni di un giovane soldato. Il giovane soldato posto nella barella aveva incrociato le mani, alzato gli occhi al cielo e reso l’ultimo respiro. Stavano per recarlo all’ambulanza quando un ufficiale si era gettato sul cadavere e l’aveva coperto di baci. Quell’ufficiale era Porzi. Il giovane soldato era Colomba Antonietti, sua moglie, che lo aveva seguito a Velletri e combattuto al suo fianco”.

Vanno poi ricordate quelle donne che diedero una considerevole spinta all’indipendenza italiana pur rimanendo fuori dal campo di battaglia, perché la vittoria era da conquistare anche nella testa delle persone. Bisognava far circolare le idee rivoluzionarie e stimolare il dibattito.  Tante furono le giovani aristocratiche che misero a disposizione  dei liberali i propri palazzi, dove poter riunirsi, e le proprie risorse economiche per finanziare giornali e acquistare armi e munizioni. Usarono il proprio ingegno nei più disparati modi: Maria Gambarana Frecavalli nascondeva tra i capelli messaggi segreti che i congiuranti riuscivano così a scambiarsi, e come lei tante altre. Antonietta De Pace, dopo aver impressionato con la sua astuzia e determinazione i cospiratori napoletani, divenne una delle menti più attive tra il gruppo di patrioti meridionali, partecipando risolutamente alla preparazione dei moti del 1848. Antonietta, fermata neppure da due anni di dura prigionia e da tutte le conseguenti sofferenze, impiegò tutte le sue energie nel raccogliere fondi, armi ed adepti per sostenere l’impresa di Garibaldi. Collaborò inoltre con numerose associazioni  patriottiche di origine meridionali, tra le quali la Setta carbonico-militare, il Comitato segreto napoletano, l’Unità d’Italia.

 

Non sbagliò Garibaldi nel dire “con donne simili una nazione non può morire.”***

L’Italia così fu fatta, dalle mani e dalle menti di uomini e di tante, tantissime donne. Ci liberarono  dallo straniero e ci unirono sotto un’unica bandiera, ora sta a noi saper conservare ciò che tanti eroi e tante eroine portarono a termine, senza dimenticare gli ideali di libertà ed uguaglianza per i quali essi lottarono.

 

 

Roberta Turiello

 

 

*Tonina Marinello, di Francesco dell’Ongaro

** Assedio di Roma, di Francesco Domenico Guerrazzi

*** scrive Garibaldi a proposito di Adelaide Cairoli, grande sostenitrice dell’impresa patriotica nonostante aver perso due figli in battaglia.

Sciacalli in cravatta
post pubblicato in Attualità, il 15 novembre 2010

Si sa. Il giornalismo italiano è quello che è, ma in questi giorni si sta toccando il fondo. La piccola Sarah viene uccisa ogni giorno da voi, sciacalli e perbenisti di turno.

 Giornalisti italiani, è proprio necessario tutto ciò?

 Sarah non c’è più, è morta e voi state costruendo il vostro momento di gloria sulla sua triste vicenda, sulla sua tomba.

Eccovi, ora seduti in questo studio televisivo, ora in quell’altro, armati di giacca e cravatta o super tailleur  vi improvvisate psicologi, criminologi, investigatori e quant’altro.

Speciale su speciale, ogni giorno su tutti i canali ci vengono riproposte le stesse immagini, le stesse interviste e le stesse foto. Vi siete appropriati di questa storia e ne state costruendo il vostro spettacolo che, per essere più precisi, è un vero e proprio reality show.

Sarah non c’è più, è morta e voi lo avete comunicato alla madre in diretta, senza spegnere le telecamere nemmeno per un secondo: avete voluto immortalare la sua espressione pietrificata e il suo sguardo, quello smarrito di una donna che perde una figlia in un modo così brutale.

E come se ciò non bastasse, c’è chi si prende anche tutti i meriti per lo svolgimento del caso. Che c’entreranno mai le forze dell’ordine e tutti coloro che realmente hanno lavorato?

 E mentre l’audience continua a salire (“Chi l’ha visto?” ha raggiunto un picco di 3.680.000 telespettatori durante la puntata del 6 Ottobre, quando fu annunciata la morte di Sarah in diretta; mentre “Quarto grado” totalizza 4.665.000 spettatori il 15 Ottobre), voi  continuate ad invocare il sacrosanto diritto di cronaca senza forse sapere nemmeno cosa esso sia.

 E’ squallido sentir parlare di diritto di cronaca quando quello che si sta facendo non è giornalismo ma speculazione, mentre si continua a tacere su tante, troppe cose.


direttamente da Lucifero

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Il papa e il suo mondo di pace, amore e… non informazione!
post pubblicato in Attualità, il 12 maggio 2010
 

 

 

 

Duro attacco del Papa Benedetto XVI rivolto al mondo dell’informazione : “Ogni giorno attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono”, parte del discorso del pontefice.

 

E cosa dovremmo fare, allora? Spegnere la televisione, bruciare libri, giornali e distruggere case editrici?

Eliminare l’informazione sarebbe comodo, troppo comodo. Chiudere gli occhi e far finta che il male non esista solo perché è troppo difficile da cancellare? Conveniente, davvero conveniente.

Il Papa ha ragione nel dire che viviamo in un mondo “triste”  che va migliorato. Ma questo miglioramento non è possibile se le persone non vengono rese partecipi di ciò che succede nel mondo: solo conoscendo e documentandosi si può imparare a distinguere il bene dal male, condannando quest’ultimo.

L’informazione non ci fa diventare “malvagi”, ma semplicemente più consapevoli, e mi rendo conto di quanto questo possa essere dannoso per “i potenti” e,chissà, forse anche per lo stesso Benedetto XVI.

“I pensieri ci incupiscono”? Vuol dire che si è coscienti di ciò che ci circonda e, permettetemi, è meglio avere pensieri cupi che non averli proprio, i pensieri.

Nel mondo come lo vorrebbe il papa saremmo tutti felici, ignoranti ma felici. E che bel mondo sarebbe!

Già immagino uomini “buoni” che bussano alle porte di noi poveri sciocchi.

“Vendiamo l’ingresso al paradiso e il perdono dei peccati!”

“Sì? E quanto costa? Sa, siamo pur sempre in crisi economica”

“Il prezzo è buono, si accetta anche il pagamento a rate!”

“Affare fatto!”

Con la stessa tecnica potrebbero puntarci il dito contro ad ogni occasione, dicendo che questo o quell’altro comportamento ci porterebbe dritti all’inferno. E noi chineremmo il capo perché non sapremmo distinguere il vero bene e il vero male.

Saremmo soltanto le pedine di una scacchiera, mosse a piacimento da papa, cardinali, politici e tutte le altre persone “buone”.

Sarebbe un bel ritorno al passato, più precisamente al Medioevo, quando era diffusa la credenza che il sapere fosse legittimo solo se rivolto a Dio, mentre chi traeva piacere dallo studio, dalla ricerca, peccava di superbia.

Ve la sentite sul serio di fare questo passo indietro? 

Suvvia!

 

 

Roberta Turiello
tratto dal III numero di
"Lucifero"
www.liceopadula.tk

Donna e sport: una relazione complicata? Sì, ma dai pregiudizi!
post pubblicato in sport, il 30 gennaio 2010
 

La donna ha vissuto a lungo su un gradino inferiore a quello dell’uomo e solo dopo lunghe lotte sociali è riuscita ad ottenere dei diritti che in teoria ci sono tutti, ma in pratica un po’ meno.

Da sempre,infatti, quando si pensa alla donna, si pensa a un “essere” inferiore, incapace di vivere senza la costante presenza dell’uomo: la donna ha bisogno di qualcuno anche per cambiare una semplice lampadina o una ruota della macchina, ha bisogno dell’uomo per portare le buste della spesa, e così via… La donna al volante? Per carità! E’ un pericolo! E la donna nel mondo dello sport? Incapace, ovvio, è una donna!

Queste le opinioni di molti uomini, purtroppo.

 

Il discorso sarebbe troppo ampio da affrontare completamente, perciò io vorrei soffermarmi sul rapporto tra la donna e lo sport.

Vi siete mai chiesti perché il calcio (maschile) viene trattato ampiamente in tv, sui giornali e alla radio mentre non si spende una parola per le squadre femminili?

Quando si parla di giocatori si pensa a Ibrahimovic, Messi, Del Piero… Ma qualcuno si è mai chiesto se esiste anche una calciatrice altrettanto brava? E lo stesso discorso può essere esteso anche a tanti altri sport.

La donna sportiva vive una situazione di disagio da sempre. Basti pensare che le donne furono ammesse alle Olimpiadi con netto ritardo rispetto agli uomini (va precisato che all’inizio la presenza femminile era concessa solo in alcuni sport come il tennis e il tiro con l’arco), e non tutte possono godere di questo “privilegio” tuttora. Le donne musulmane, ad esempio, oltre al dover essere completamente coperte, possono praticare sport in presenza di sole donne.

Vorrei ricordare l’episodio di Hassiba Boulmerka, la mezzofondista algerina che sfidò l’integralismo islamico, correndo in pantaloncini alle olimpiadi di Barcellona del 1992 (la gara si concluse con un oro in suo favore). Inutile dire quanto scalpore provocò la cosa tra gli integralisti.

 

Il rapporto attuale tra donna e sport è migliorato, certo, ma non è del tutto ottimale. Basta pensare ai compensi di un torneo di tennis,per fare un esempio. La stessa competizione, infatti, ha premi diversi per il vincitore uomo e la vincitrice donna (che incassa di meno).

Fortunatamente i tornei del Grande Slam hanno deciso di dare il buon esempio parificando recentemente i premi. La cosa non è stata accettata da tutti, ed è vergognoso.

Come si può dire che un tennista uomo meriti più di una collega donna solo perché dovrà giocare cinque set e non tre?

E come si può dire che le tenniste in campo, se non fosse per le gonnelline svolazzanti, fanno ben poco spettacolo?

E’ così che vi dimostrate superiori, uomini?

Via i pregiudizi!

 

 

 

La mela proibita
post pubblicato in Diario, il 24 novembre 2009
 Di Roberta Turiello e Alessia Torre

 
“Benarrivato, Lucifero. Finalmente!
Quanto ti abbiamo desiderato e ora eccoti tra noi!
Ci prenderemo cura di te e ti faremo crescere, vedrai, diventerai un bel diavoletto e ti assicuro che tutto il liceo parlerà di te a lungo, molto a lungo.
In questa società che corre sempre più veloce, che con le sue innovazioni rende ogni cosa drasticamente più semplice, cerchiamo di stare al passo, anzi acceleriamo,con la voglia di superare gli altri. Non ci fermiamo, continuiamo a correre, ignorando ciò che ci circonda e a volte arriviamo a credere che la vita si nasconda dietro un clic.

Riflettere è diventata una cosa superflua, di cui si può fare a meno, e diciamo di “sì” a tutto ciò che ci dicono loro,i potenti, che si sfamano con caviale e ignoranza. “La guerra è pace”, “ la libertà è schiavitù”, “l’ignoranza è forza”…questa è la dottrina con cui il Grande Fratello,leader del Socing nel romanzo 1984 di George Orwell, tiene a bada le masse,incapaci di ribellarsi perché incapaci di pensare. Ultimamente ci hanno abituato a pensare superficialmente, oops…scusa l’ossimoro, ci hanno abituato a non pensare e forse anche a noi fa comodo. Niente pensieri, niente responsabilità, beata ignoranza. Direbbe Oscar Wilde (in questo articolo sarà citato diverse volte) :Se nulla sanno della vittoria, è loro risparmiata anche la coscienza della sconfitta.
La cultura,l’informazione,la parola, sono le uniche armi che ci permettono di conservare la nostra integrità mentale e di conseguenza la libertà individuale. Noi purtroppo continuiamo a correre, ignari, distratti dai falsi eroi, dalla televisione spazzatura, dai giornali che dicono le cose solo a metà.
Abbiamo bisogno di una scossa. Bella forte, questa scossa. Ribelliamoci!...Informiamoci!
Quando quello spirito superiore, quella stella mattutina del male cadde dal cielo, cadde come ribelle.
E noi, i tuoi genitori, vogliamo che sia proprio tu il portatore di luce in questo liceo.
E non aver fretta di diventare grande! Devi rimanere piccolo, anzi piccolissimo. Dovrai insinuarti nelle teste di tutti i lettori e azionare quel famoso meccanismo, il pensiero. Devi stuzzicare la loro curiosità, proprio come facesti con Adamo ed Eva… ricordi? Il tuo compito sarà quello di piazzare sotto gli occhi di tutti la realtà, anche se a molti non piacerà. ”

“…”

“Non dici niente?”

“Sembra difficile.”

“No. Finché dietro di te ci saranno menti attive e incondizionate andrà tutto bene. E tu porterai luce in questo mondo troppo spesso reso buio dall’ignoranza. Forse la tua voce arriverà solo ai ragazzi del liceo, ma non fa niente. E’ già abbastanza, sai.
L’informazione è un qualcosa di fondamentale per la crescita di noi ragazzi. E’ uno degli elementi che contribuiscono alla formazione dell’individuo, ed ecco perché sentiamo il bisogno di un’informazione “pulita”, senza macchie politiche o, peggio, di ignoranza. Ai giorni nostri è difficile avere questo tipo di informazione, e quindi sei nato tu, Lucifero, frutto del nostro desiderio di creare qualcosa di concreto, capace di smuovere le nostre coscienze e svegliare le nostre menti.
Non ti garantisco che sarà facile, ma possiamo, anzi dobbiamo provarci con tutte le nostre forze. E’ come risalire un fiume controcorrente: hai speranze di salvarti solo se continui a nuotare, senza mai diminuire il ritmo, ma se, invece, ti arrendi, ti lasci andare, sarai travolto dalla corrente. Noi non ci fermeremo, continueremo a lavorare per te senza mai stancarci, affinché il nostro sogno, quello di stare fuori dalla massa di menti (atrofizzate) che la società sta plasmando, non resti solo un’utopia.
Ti sembra ancora difficile?”

“No. Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.”

“Bravo, Lucifero, impari in fretta. C’è qualcosa che vuoi dire ai tuoi lettori?”

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.”

 

 

Per leggere Lucifero:
www.liceopadula.tk 
Ci tengo ad aggiungere che il sito è appena nato e verrà aggiornato mensilmente. Ci impegneremo affinché ne venga fuori un bel lavoro. 

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