Duro attacco del Papa Benedetto XVI rivolto al mondo dell’informazione : “Ogni giorno attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono”, parte del discorso del pontefice.
E cosa dovremmo fare, allora? Spegnere la televisione, bruciare libri, giornali e distruggere case editrici?
Eliminare l’informazione sarebbe comodo, troppo comodo. Chiudere gli occhi e far finta che il male non esista solo perché è troppo difficile da cancellare? Conveniente, davvero conveniente.
Il Papa ha ragione nel dire che viviamo in un mondo “triste” che va migliorato. Ma questo miglioramento non è possibile se le persone non vengono rese partecipi di ciò che succede nel mondo: solo conoscendo e documentandosi si può imparare a distinguere il bene dal male, condannando quest’ultimo.
L’informazione non ci fa diventare “malvagi”, ma semplicemente più consapevoli, e mi rendo conto di quanto questo possa essere dannoso per “i potenti” e,chissà, forse anche per lo stesso Benedetto XVI.
“I pensieri ci incupiscono”? Vuol dire che si è coscienti di ciò che ci circonda e, permettetemi, è meglio avere pensieri cupi che non averli proprio, i pensieri.
Nel mondo come lo vorrebbe il papa saremmo tutti felici, ignoranti ma felici. E che bel mondo sarebbe!
Già immagino uomini “buoni” che bussano alle porte di noi poveri sciocchi.
“Vendiamo l’ingresso al paradiso e il perdono dei peccati!”
“Sì? E quanto costa? Sa, siamo pur sempre in crisi economica”
“Il prezzo è buono, si accetta anche il pagamento a rate!”
“Affare fatto!”
Con la stessa tecnica potrebbero puntarci il dito contro ad ogni occasione, dicendo che questo o quell’altro comportamento ci porterebbe dritti all’inferno. E noi chineremmo il capo perché non sapremmo distinguere il vero bene e il vero male.
Saremmo soltanto le pedine di una scacchiera, mosse a piacimento da papa, cardinali, politici e tutte le altre persone “buone”.
Sarebbe un bel ritorno al passato, più precisamente al Medioevo, quando era diffusa la credenza che il sapere fosse legittimo solo se rivolto a Dio, mentre chi traeva piacere dallo studio, dalla ricerca, peccava di superbia.
Ve la sentite sul serio di fare questo passo indietro?
Suvvia!
Roberta Turiello
tratto dal III numero di
"Lucifero"
www.liceopadula.tk